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MessaggioInviato: Ven Lug 02, 2010 3:49 pm  Rispondi citando



Registrato: 07/11/04 21:03
Messaggi: 194

... ESISTERE E' ANCHE QUALCUNO CHE TI ACCAREZZA, CHE TI TOCCA ...!
Annie Ernaux

di
Felice Pironti
Responsabile/Direttore dei Corsi
POLARIS SHIATSU INSTITUTE®
Lazio/Abruzzo/Umbria






Toccare l’altro, mettere in atto una connessione con un proprio simile, creare un circuito d’energia con un altro essere umano o con un animale, instaurare un contatto energetico attraverso il contatto fisico, dando così avvio ad una partecipazione non verbale, probabilmente è stata la prima forma di cura e di terapia medica nella storia dell’umanità. Eppure, la nostra cultura, che ha scisso l’individuo in mente e corpo, ancora oggi guarda con sospetto e diffidenza la capacità di entrare in relazione con gli altri attraverso il tocco/contatto, con il risultato di produrre un vuoto dentro il proprio profondo capace di ferire l’anima. Io, invece, credo nella cura tramite il contatto, il tocco, l’utilizzo intenzionale delle mani. Sono certo che il tocco che curi significhi creare una condizione in grado di consentire un rilassamento piacevole generato da una gestualità semplice, con una alta qualità di contenimento affettivo. Non che i miglioramenti, per quanto benvenuti fossero, siano facili ed immediati. Il toccare concreto e prolungato non è una cosa inerte, è un processo che si prefigura soluzioni, non una bacchetta magica o un lavoretto facile. Spesso sorrido dentro di me a clienti che non si aspettano altro che piacere e rilassamento passivo o a studenti che pensano che il lavoro sarà facile e la loro principale preoccupazione quella di avviare l'attività. Il corpo è un gran chiacchierone. Con le sue tensioni è in grado di dirci di cosa ha bisogno. Chi, come me, ama parlare con il corpo pone sempre una doviziosa attenzione rivolta alle piccole cose, ai movimenti impercettibili del cuore: una mano che si sofferma, un tocco delicato ma sicuro, lento, un abbraccio ... tutti momenti in grado di favorire sentimenti come fiducia, sostegno e rassicurazione. Dove vi è bisogno mi viene spontaneo liberare con amorevolezza le enormi potenzialità del tocco, capace di creare una relazione che arriva nella profondità fisica, energetica e del cuore. Il tocco è in grado di sentire la sofferenza altrui, la sua solitudine, di percepire l’estraneità al contatto più amorevole. Man mano che procedo, il corpo si arrende e lo stesso stato emotivo esprime maggiore apertura interiore e disponibilità a relazionarsi. Molto spesso, prima di iniziare una seduta shiatsu, chiedo al ricevente se ha ricordo di essere stato accarezzato nel passato e che rapporto ha, questi, con le carezze tutt’ora. Le risposte, il più delle volte, generano un grande senso di tristezza. Le persone coscienti di tale privazione a stento trattengono le lacrime, ovvero manifestano una sorta di evanescenza, si esprimono in modo confuso, quasi non capiscano il senso di tale domanda.
A. Montagu sostiene che “il bisogno di una stimolazione tattile tenera è un bisogno primario che deve essere soddisfatto affinché il bambino si sviluppi e diventi un essere umano sano ed equilibrato”. Sempre più scopro quanto abbiano un rapporto difficile con il loro corpo ed esprimano considerevoli livelli di insoddisfazione affettiva, ansia e di apprensione, coloro che sono stati poco accarezzati durante i periodi dell’infanzia e della crescita. Ci sono persone che hanno così bisogno di “contatto” che, una volta imparato ad interiorizzare la tenerezza come carezza, si ammorbidiscano non solo nel corpo, ma anche nel comportamento, accettando maggiormente la ineluttabilità della vita. L’analisi si mostra restia ad accettare questo. Sono persuaso che l’analisi sia la via della mente, il contatto quella del cuore. Mi sono convinto, negli anni, che le espressioni verbali non sono sufficienti e che l'esperienza fondamentale non é la lingua ma il contatto corporeo. Le parole possono rimanere ad un livello solo di astrazione. Una cultura che consola chi soffre solo con le parole é profondamente distorta. Occorre qualcosa di più sostanziale al cospetto di una così alta percentuale di persone che soffrono perché non sono state amate. Attivando ed affinando le portentose potenzialità guaritrici delle mani, penso che sia assolutamente possibile soddisfare bisogni repressi a buone profondità senza effetti collaterali indesiderati. La nostra identità può rivelarsi e rifiorire se veniamo toccati, stimolati da mani sapienti, calde, sicure e amorevoli. Quando sento il bisogno di amore del paziente, evito di rimanere sulla superficie del miracolo della terapia soltanto quando prendo a riempirlo con il potere del contatto.
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